Questa non è una Recensione: Noi Marziani di Philip K. Dick

Pubblicato: 03/03/2011 da MS in Libri
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Le stagioni si avvicendano ripetutamente e tutto si trasforma: i grandi spazi verdi e desolati si riempiono di immense costruzioni affollate, fiumi interi erodono le coste del proprio letto, piccoli soggiorni impolverati si riempiono di cimeli inestimabili, le strade asfaltate si allungano e si intrecciano e gli itinerari crescono per complessità. Esattamente come i silenziosi cimiteri. Perché in fondo la crescita è solo una faccia dello scorrere del tempo, essendo l’altro lato della medaglia la corruzione.

Nulla sfugge al deterioramento. Il nostro corpo invecchia sotto l’azione di continui processi metabolici inarrestabili. Le costruzioni più imperiture tendono ad ossidarsi, sgretolarsi, ammuffirsi e ricoprirsi di erbacce o di crepe. Cosa rimarrebbe delle nostre case attuali dopo poco più di cent’anni di completo abbandono e desolazione?

Questa domanda è alla base di Noi Marziani, in inglese Martian Time-Slip, lavoro pubblicato da Philip K. Dick nel 1964, probabile riedizione di una novella a sfondo fantascientifico scritta da Dick l’anno precedente. Nel libro viene dato finalmente spazio alla comunità umana che risiede sul poco fertile pianeta rosso, citata più volte in altre opere dello scrittore. Le condizioni di vita lontano dalla Terra sono precarie: gli appartamenti sono claustrofobici, i trasporti scomodi e piuttosto costosi, il lavoro compulsivo e la merce su mercato quasi sempre di seconda o addirittura terza mano. E’ in questo scenario che si dipana la storia principale del romanzo, ancora una volta trampolino di lancio per una riflessione approfondita su temi universali quali il deterioramento, il senso del tempo, il tema della comunicazione e la questione sociale delle minoranze etniche.

Deterioramento. Segno del passare del tempo. Prova tangibile dell’esistenza di ieri e domani e della loro effettiva diversità. Se lo scorrere dei minuti appariva un’illusione ad alcuni pensatori dell’Età Moderna, in Noi Marziani il tema del putridume e del logoramento sono argomenti più che efficaci a dimostrare l’ineffabilità del tempo e svolgono il principale ruolo di antitesi opposta alla vitalità degli uomini e al loro atavico impulso alla trasmissione della vita tramite la progenie.

Il senso del tempo. Lo scorrere del tempo è simile all’operazione di tratteggiare una riga su un foglio e seguirne il verso o piuttosto è più vicino ad una forma geometrica chiusa, magari una circonferenza, dove ogni cosa passata è destinata a tornare prima o poi? Soprattutto nella seconda parte del libro, alcuni avvenimenti narrati, dal sapore largamente mistico, indurranno una certa propensione particolare a questo secondo aspetto. Anche se non è da sottovalutare una terza possibilità. Il susseguirsi degli istanti potrebbe non essere unico ma variegato, complesso. Il disegno del foglio sarebbe un albero, alla base una situazione iniziale con tanti, tantissimi bivi a disposizione, alcuni dalle sfaccettature inquietanti. In un universo dalle molteplici realtà, in una sorta di collezione di Molti Mondi, potrebbe esserci un piano dell’esistenza dove uomo e macchina si sono fusi insieme, generando un’abominazione puramente meccanica ma dalle stesse capacità intellettive di un uomo. Chi potrebbe mai visitare questi piani della realtà? Chi potrebbe mai attraversare la stretta barriera tra un piano e l’altro?

La comunicazione o meglio la comunicabilità. Una delle figure principali della trama è un bambino, il piccolo Manfred Steiner, affetto da autismo e per questo quasi completamente isolato dal mondo esterno. Apparentemente. Nel corso della storia Manfred sarà il centro di rotazione di diversi drammi personali, dal gesto estremo del padre, Norbert Steiner, alle folli mire commerciali dello spietato Arnie Kott, dalla travagliata vita sentimentale di Silvia Bohlen alla continua ricerca di redenzione del marito, Jack Bohlen, anche lui affetto da disturbi psicotici e proprio per questo desideroso di una vita comune. La percezione che l’autistico Manfred avrà di tutti questi personaggi sarà legata indubbiamente al tempo e alle sue possibili forme. Particolarmente interessante l’idea che riaffiora in alcune scene riguardanti il piccolo e Jack, entrambi alle prese con l’idea che il disagio psicologico sia la chiave effettiva di un’alterata percezione del “disegno” temporale, con tutte le possibili implicazioni del caso…

Infine il tema delle minoranze etniche. Marte non è un pianeta completamente inospitale e disabitato. I marziani però sono estremamente simili agli esseri umani, con una carnagione decisamente più scura ed un’attitudine completamente differente nei riguardi della società rispetto al tipico modello occidentale capitalistico, sulla falsa riga degli indiani o delle popolazioni autoctone del Sud Africa. Esattamente come le loro controparti reali, anche i Bleekman risulteranno essere soggetti a schiavitù ed emarginazione razziale. L’uomo può essere essere sufficientemente evoluto da superare le barriere dello spazio e del cielo ma resta comunque incapace di valicare i confini di una fratellanza genuina e totalizzante.

Se da una parte i contenuti risultano estremamente forti e talvolta forse semplicemente solo sfiorati, dall’altra la narrazione è piacevolmente scorrevole, dotata di una punteggiatura ricca ma mai opprimente. I dialoghi risultano sufficientemente veritieri ed estremamente scorrevoli, dando luogo a una efficace caratterizzazione collaterale di eventi e persone. Il cast di personaggi secondari è ricco e aumenta notevolmente il realismo dell’ambientazione, globalmente curata e vivida. Alcuni passaggi a livello logico risultano comunque forzati e trattati in maniera piuttosto frettolosa, forse anche per non appesantire eccessivamente il ritmo della prosa.

Giudizio Finale: Inutile riportare la trama di un lavoro così interessante e di cui si parla così poco. Ad una trama di facciata apparentemente scontata corrisponde una impalcatura intricata di messaggi e tematiche dal sicuro impatto sul lettore più attento. La qualità della prosa è generalmente elevata e la caratterizzazione dei personaggi risulta di ottimo livello. Alcuni passaggi a livello di trama risultano però forzati. Il mio voto finale per Noi Marziani è 9.

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